Farinata degli Uberti dichiarato innocente per aver salvato Firenze, il processo a Empoli

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«Dichiariamo Manente Jacopo degli Uberti detto Farinata (1212-1264) innocente per il reato di ‘furto d'avvenire’, avendo non solo salvato la Tuscia dai pericoli di un Papato dominante, ma consegnando all'eternità la perla di Fiorenza, custode di valori e libertà e protettrice del benessere di tutti. Empoli compresa, cui fu risparmiato d'esser scenario di guerre tra fazioni, scempi e tradimenti e anzi ricevette in dono da Fiorenza proprio la pace che tutt'oggi regna».
Così si è espressa la nobile giuria che 
ieri sera, domenica 10 novembre, al teatro ‘Il Momento’ ha partecipato al ‘Processo a Farinata degli Uberti’.

In occasione del 755° anniversario dalla morte di Farinata degli Uberti e nell’ambito degli eventi che rientrano nel programma dei 900 anni dall’incastellamento della città, la Compagnia di Sant'Andrea-Volo del Ciuco, grazie al patrocinio del Comune di Empoli e alla Regione Toscana, ha celebrato la ricorrenza con un avvenimento unico nel suo genere.
Il Teatro di Via del Giglio era gremito per lo spettacolo sapientemente messo in scena da Monia Balsamello con la regia di Federico Lavezzo (Freddy), che ha anche interpretato Farinata. Una vera e propria opera teatrale basata su un testo inedito, scritto appositamente per l'occasione, in cui la recitazione degli attori è stata accompagnata da musiche originali suonate dal vivo da Francesca Bianconi e dal suo violino e proiezioni di alcune immagini di sand art create live da Giulia Ghibli Rubenni.

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"Chi fa la Storia non ha tempo per scriverla. Noi l'abbiamo scritta" è il motto adottato per la circostanza dalla Compagnia di Sant'Andrea-Volo del Ciuco che in questo omaggio a Manente degli Uberti, meglio noto come Farinata, nobile condottiero ghibellino, a cui Empoli ha dedicato la sua piazza più bella, ha creato una sinergia tra varie professionalità e competenze artistiche per creare un evento originale.

La sentenza di assoluzione è stata proclamata all'unanimità per alzata di mano da tutti i giurati: Brenda Barnini, sindaco del Comune di Empoli; Giulia Terreni, assessore alla cultura del Comune di Empoli; Rita Ciardelli, segretario generale del Comune di Empoli; Simona Rossetti, sindaco di Cerreto Guidi;  Stefania Terreni, dell’associazione Amici del Museo del Vetro; Vanna Arrighi; presidente della associazione ‘Amici dell’archivio storico comunale’ di Empoli; Eugenio Giani, presidente del Consiglio Regionale; Enrico Sostegni, consigliere regionale; Fabrizio Biuzziassessore allo sport del Comune di Empoli; Massimo Marconcini, assessore all’ambiente del Comune di Empoli; Paolo Santini, storico e direttore di Quaderni di Archivio; Alessio Mantellassi, presidente del Consiglio Comunale di Empoli.

Un processo vero, con un dibattimento portato avanti da due avvocati di accusa e difesa, e da sei testimoni, tre pro Farinata tre decisamente contro ‘il biondo’.

Non sono mancate offese e momenti di tensione, richiami del giudice e anche battute divertenti.

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D’altra parte alla base del processo c’era, e forse c’è, un quesito difficile da risolvere…
Quale sarebbe stato il futuro di Empoli, già allora fiorente e vivace cittadina in riva d’Arno, al centro della Tuscia, se fosse stato dato seguito alla volontà dei ghibellini di radere al suolo Firenze? Cosa sarebbe accaduto se Farinata, durante la ‘dieta di Empoli’, non si fosse fatto difensore della sua città salvando Fiorenza? Empoli sarebbe divenuta la nuova Firenze? Mai ci sarà risposta. Sicuro è che Firenze sarebbe divenuta la città più straordinaria, più potente e più bella del mondo. Il Rinascimento la consacrò capitale della bellezza, dell’arte e della cultura.

Il "congresso" empolese di Palazzo Ghibellino, aperto all'indomani della sconfitta guelfa a Montaperti, nel 4 settembre del 1260, citato da Dante Alighieri nella Commedia è stato poi ricordato poco più di un secolo fa da una lapide apposta proprio in piazza con la celebre terzina dantesca - "Ma fu' io sol colà dove sofferto fu per ciascun di tòrre via Fiorenza colui che la difesi a viso aperto" (Inferno, canto X). E poi nel 1881 ci fu l’intitolazione della piazza davanti alla Collegiata proprio a Farinata degli Uberti.
Durante il congresso ghibellino di Empoli, in cui si erano riuniti tutti gli alleati avversi ai fiorentini per decidere le sorti della città, rocca difensiva dei Guelfi, Farinata, di fronte alla volontà espressa dalla maggioranza dei convenuti di radere al suolo Firenze, si erse a difesa della città gigliata minacciando addirittura di difenderla con le armi se necessario.

Per la giuria del processo, istruito nel 2019, Farinata è innocente.

Bravissimi gli attori: contro Farinata erano Massimo Giacomelli nel ruolo di Messer l’Empolese; Matteo Tinti era Ranieri Zingane Buondelmonti; e Gualdrada Donati interpretata da Luisa Baschieri; a favore il fratello di Farinata, Filippo Sottili, che interpretava Neri degli Uberti; Alessandra Taddei ovvero Adaleta, moglie di Manente; e Dante Alighieri, il Sommo era interprato da Niccolò Nocentini. L’avvocato difensore era Francesco Mordini; quello accusatore Alessio Bartoli. Il giudice era Mauro Monni.  

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In sala il presidente della Compagnia Sant’Andrea Claudio Del Rosso e il senatore Dario Parrini.