‘Premio Pozzale’, vincono la 67a edizione: Francesco Benigno, Claudia Durastanti e Evelina Santangelo

E adesso per il prestigioso riconoscimento letterario, intitolato a Luigi Russo, si apre il periodo della giuria popolare. Premiazione il 16 novembre. Chi sono gli autori e di cosa trattano le opere vincitrici

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EMPOLI – Va ancora a tre autori e alle loro opere il Premio letterario ‘Pozzale Luigi Russo’, giunto alla sua 67a edizione. La prestigiosa giuria del più importante riconoscimento letterario, organizzato dal Comune di Empoli, al termine degli incontri decisionali, ha scelto di assegnare il riconoscimento a tre firme della letteratura italiana.

I VINCITORI 
Le opere in concorso segnalate dalla Giuria e dal Comitato erano 19.
A ricevere il premio, uno dei più antichi del panorama culturale italiano, saranno 
un saggio storico e due opere di narrativa. La cerimonia di consegna si terrà poi sabato 16 novembre.

 Francesco Benigno
Terrore e terrorismo 
(Einaudi 2018)

Claudia Durastanti

La straniera 
(La nave di Teseo 2019)

 Evelina Santangelo
Da un altro mondo 
(Einaudi 2018).

Conclusi i lavori della giuria, che ha espresso i vincitori all'interno di una rosa di 19 titoli selezionati tra le opere più meritevoli di attenzione, pubblicate nel periodo compreso tra il 15 aprile 2018 e il 31 marzo 2019, la parola passa ai lettori e ai circoli di lettura attivati nella biblioteca comunale "Renato Fucini" di Empoli.
Ad essi spetta assegnare la menzione speciale - ‘Selezione dei lettori’ - che sarà proclamata nel corso della cerimonia conclusiva del Premio. I cittadini che vogliono partecipare possono iscriversi compilando il modulo on line presente sul sito del Premio Pozzale www.premiopozzale.it. Si può partecipare alla Giuria popolare entro il 31 ottobre, con una propria recensione o anche semplicemente indicando la propria preferenza sul sito web del Premio Pozzale.

LE OPERE VINCITRICI e gli AUTORI

Francesco Benigno, Terrore e terrorismo (Einaudi 2018)
Atti di rivendicazione che rispondono ad una precisa strategia di propaganda ideologica sono solo le micce del sistema organizzato del terrorismo.  Benigno ne indaga le origini, le cause e gli obiettivi seguendone criticamente gli sviluppi, fino alle forme che conosciamo 
oggi, amplificate dall'accresciuto impatto dei media su masse sempre più consistenti e numerose."Dal terrore della rivoluzione francese alle bombe anarchiche, dal populismo russo alla Guerra fredda, dagli anni di piombo all'11 settembre", la macchina della violenza aggiorna i suoi strumenti, resi sempre più sofisticati ed eclatanti, prestandosi ad una vera e propria pianificazione costruita a tavolino per generare senso di inquietudine e insicurezza. Se le origini sono storicamente ricostruibili, così come le diverse configurazioni succedutesi nel tempo, non è tuttavia più possibile attribuirne le responsabilità ad un unico sistema culturale.

Chi è Francesco Benigno
Francesco Benigno insegna Storia moderna presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Studioso di storia politica europea della prima età moderna, si è occupato anche dell'analisi dei concetti storiografici, dei processi di costruzione identitaria dei gruppi sociali e della storia della criminalità organizzata. Tra i suoi libri piú recenti ricordiamo: Mirrors of Revolution. Conflict and Political Identity in Early Modern Europe (Brepols, 2010); Favoriti e ribelli. Stili della politica barocca (Bulzoni, 2011); Parole nel tempo. Un lessico per pensare la storia (Viella, 2014); per Einaudi, La mala setta. Alle origini di mafia e camorra. 1859-1878 (2015) e Terrore e terrorismo. Saggio storico sulla violenza politica (2018).

 Claudia Durastanti, La straniera (La nave di Teseo 2019)
Il romanzo è un elogio, a tratti esplicito, della diversità, intesa non come un'astrazione, tanto meno come un'etichetta, bensì come corrispondenza ad un modo di sentire e di essere che dà profondità e carattere alle persone, mettendone in rilievo la straordinaria, complicata, talvolta bizzarra singolarità. Il racconto trascina, con la pregnanza delle parole selezionate senza enfasi e delle situazioni, talvolta enigmatiche o contraddittorie, coinvolgendo il lettore nell'esistenza dei protagonisti, sempre un po' estraniati rispetto alla banalità del quotidiano, non rassegnati a nascondersi dietro un destino che possa sembrare già scritto; ed è proprio la scrittura che getta una luce diversa sugli avvenimenti della vita ed ha permesso, secondo quanto rivela l'autrice, di "scarnificare i fatti biografici e li ha resi malleabili affinché venissero raccontati con la gioia del romanzesco".

Chi è Claudia Durastanti
Claudia Durastanti (Brooklyn, 1984) è scrittrice e traduttrice. Il suo romanzo d’esordio Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra (2010) ha vinto il Premio Mondello Giovani; nel 2013 ha pubblicato A Chloe, per le ragioni sbagliate, e nel 2016 Cleopatra va in prigione, in corso di traduzione in Inghilterra e in Israele. È stata Italian Fellow in Literature all’American Academy di Roma. È tra i fondatori del Festival of Italian Literature in London. Collabora con “la Repubblica” e vive a Londra.

Evelina Santangelo, Da un altro mondo (Einaudi 2018).
Ambientate in un lontano 2020, tre storie si compongono in racconti paralleli che mettono a nudo la violenza dei giorni, la spietatezza inflitta a vite sottrate da una quotidianità di affetti e di ambienti familiari. Non ci sono ripari offerti da luoghi comuni, che confortino sulla certezza di posizioni preconfezionate e delineate come uno spartiacque tra vittime e carnefici. Non stupisce infatti che questi ultimi si annidino ovunque nel racconto, anche nelle vite più ordinate, apparentemente non minacciate dall'asprezza dei conflitti. La brutalità jihadista e quella neonazista covano sotto la cenere di una cività occidentale distratta e sovrabbondantemente informata, incapace di guardare in faccia i propri fantasmi. I destini stessi dei protagonisti sembrano arrivare a sfiorarsi, in qualche modo si intrecciano, ma senza incontrarsi veramente nè riconoscersi, disegnando una traiettoria di viaggio in senso contrario rispetto a quella della odierna geografia delle migrazioni.

Chi è Evelina Santangelo
Evelina Santangelo è nata a Palermo. Presso Einaudi ha pubblicato nel 2000 la raccolta di racconti L'occhio cieco del mondo (con cui ha vinto i premi Berto, Fiesole, Mondello opera prima, Chiara, Gandovere-Franciacorta), i romanzi La lucertola color smeraldo (2003), Il giorno degli orsi volanti (2005), Senzaterra (2008), Cose da pazzi (2012), Non va sempre cosí (2015) e Da un altro mondo (2018). Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori e Ragazze che dovresti conoscere (Einaudi Stile Libero, 2000 e 2004), Principesse azzurre 2 (Oscar Mondadori, 2004) e Deandreide (Rizzoli Bur, 2006). Con il racconto Presenze ha partecipato all'antologia L'agenda ritrovata. Sette racconti per Paolo Borsellino(Feltrinelli, 2017). Ha anche tradotto Firmino di Sam Savage, Rock'n'roll di Tom Stoppard, e curato Terra matta di Vincenzo Rabito.

GIURIA - La giuria è composta da Carla Bagnoli, Roberto Barzanti, Remo Bodei, Laura Desideri, Giuliano Campioni, Giuseppe Faso, Giacomo Magrini, Cristina Nesi, Alessandra Sarchi, Biancamaria Scarcia, Matteo Bensi è il segretario, componente da diversi anni anche del Comitato organizzatore. 

COMITATO - Il comitato organizzatore ancora in carica  è composto da Brenda Barnini Sindaco di Empoli, Eleonora Caponi (ex Assessore alla Cultura), Barbara Bacchelli, Gabriele Beatrice, Matteo Bensi, Diana Bonfanti, Antonio Bossa, Andrea Campigli, Carlo Ghilli (Direttore della Biblioteca Comunale), Alice Mollica, Alice Pistolesi, Riccardo Sgherri, Presidente della Casa del Popolo di Pozzale, Francesca Pepi del Comune di Empoli (Servizio Cultura, Giovani e sport).

STORIA - Il Premio nasce nel 1948 (oltre 70 anni fa, siamo alla 67a edizione) per volontà della sezione del partito Comunista della frazione di Pozzale, nell'ambito della festa della stampa comunista. Trova le radici nei valori della Resistenza auspicando l'incontro tra intellettuali e lavoratori, un simbolo della volontà di ripartire socialmente e culturalmente dopo i dolori e la distruzione della Seconda Guerra Mondiale. Il Premio ha un suo comitato organizzatore, di cui fanno parte il sindaco di Empoli e l’assessore alla cultura, e una giuria che fin dagli inizi ha visto come componenti intellettuali di grande livello - da Romano Bilenchi e Sibilla Aleramo a Cesare Luporini, da Silvio Guarnieri a Cesare Garboli. Luigi Russo ne ha fatto parte dal 1952. Dopo la sua morte, avvenuta nel ’61, per l'affetto e la partecipazione che il critico aveva dimostrato verso questa istituzione e la sua gente, il Premio viene a lui intitolato: Pozzale-Luigi Russo.